Centro Psicologia In Equilibrio

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Disturbi sessuali

Problemi di coppia e disturbi sessuali

Nel trattamento dei disturbi nell’ambito psicologico, da molti anni ormai non si può prescindere dai criteri diagnostici del DSM, un manuale diagnostico attualmente alla V edizione (2013).

Disturbi sessuali: classificazioneProblemi di coppia e disturbi sessuali

Per quanto riguarda i disturbi psicosessuali, attualmente vengono classificati in:

Disforie di genere

Il termine genere viene utilizzato per definire il ruolo pubblico e legale di una persona in quanto donna o uomo. Tale definizione contempla il fatto che il genere non è necessariamente predeterminato dal sesso che viene attribuito alla nascita in funzione delle caratteristiche biologiche, ma che è il risultato di una interazione con fattori sociali e psicologici.

Il carattere centrale della Disforia di Genere è una importante discrepanza tra il genere “attribuito”, generalmente alla nascita, ed il genere al quale ci si sente di appartenere e che si manifesta. Da questo si genera una sofferenza che esprime il bisogno di essere di un genere diverso e che ha caratteristiche particolari in funzione dell’età.

Nella fase prepuberale sia i maschi che le femmine tendono a rifiutare tutti quegli aspetti connessi alla rappresentazione che gli altri hanno di loro in funzione del sesso “natale”. Quindi il genere, il modo di vestire e di pettinarsi, il comportamento, le attività relazionali e ludiche esprimono quelle del genere opposto. Mostrano il desiderio di avere un diverso apparato genitale e possono provare disgusto per il proprio.

Nell’adolescenza, la Disforia di Genere si manifesta in una forma intermedia tra quella nella fase prepuberale e quella nella fase adulta. Può comportare particolare preoccupazione l’imminente sviluppo biologico, che connota in modo netto una persona in quanto fisicamente maschio o femmina.

La componente fisica acquista un ruolo predominante con il completamento dello sviluppo. Diventa importante riuscire ad eliminare le caratteristiche del proprio sesso e acquisire quelle del sesso opposto. Per ottenere questo la persona assume gli atteggiamenti e si veste in linea con il sesso al quale si sente di appartenere, oltre a desiderare di essere trattata secondo il genere percepito. È possibile che cerchi di affrontare la discrepanza tra genere attribuito e genere percepito vivendo in modo da non rispecchiare univocamente né il maschile né il femminile.

Le conseguenze della Disforia di Genere possono essere molto serie. In bambini piccoli, il fatto di non sentirsi e non comportarsi come i coetanei, li sottopone al rischio di non sviluppare relazioni e capacità proprie dell’ètà e del sesso “attribuito”, con conseguente isolamento e grande sofferenza personale. Nell’adolescenza e nell’età adulta, le conseguenze sono altrettanto importanti e possono influenzare negativamente sia l’ambito scolastico che quello lavorativo. Inoltre possono verificarsi episodi di discriminazione, vittimizzazione o stigmatizzazione, che possono contribuire ad una idea negativa di sé.

La Disforia di Genere, nelle persone senza disturbi dello sviluppo sessuale, può evolvere secondo due percorsi.

Può esordire nell’infanzia ed essere presente continuamente fino all’età adulta o avere periodi alternati nei quali la persona si sente omosessuale. Gli adolescenti e gli adulti maschi sono quasi sempre attratti sessualmente da persone del proprio sesso, tendenza presente anche nelle femmine. Queste persone cercano precocemente cure mediche ormonali e trattamenti chirurgici per acquisire le caratteristiche fisiche del genere percepito come proprio.

La Disforia di genere può presentarsi in una fase successiva dello sviluppo, solitamente durante la pubertà o anche ad un’età maggiore. In questo secondo caso, il desiderio di appartenere ad un diverso genere può essere stato precedentemente presente o meno prima dell’esordio, e comunque non è stato verbalmente comunicato agli altri, tanto che i genitori di solito non ricordano di aver notato segnali indicatori nell’infanzia dei figli. I maschi adulti possono praticare il travestitismo e spesso convivono o sono sposati con donne eterosessuali. Molti maschi, dopo la transizione di genere, tendono a definirsi lesbiche, mentre le femmine gay. Rispetto a quelle persone che hanno un esordio precoce, gli appartenenti a questo gruppo possono avere una posizione meno netta e più ambivalente rispetto alla Disforia e ritenersi meno soddisfatti a seguito di una rassegnazione di genere.

Diversa è la situazione nella quale sia presenti disturbi dello sviluppo sessuale, cioè alterazioni congenite connesse all’apparato riproduttivo, e che possono complicare, fin dalla nascita, l’assegnazione del genere. Spesso sono associati a comportamenti atipici rispetto al genere fin dall’infanzia, anche se in genere non conducono alla Disforia di Genere.
Anche se in alcuni casi è possibile che si sviluppi un’incertezza rispetto al proprio genere, che conduce alla certezza di appartenere all’altro, molto spesso non c’è una transizione di genere.

Orientamento sessuale e problemi legati all’omosessualità

L’orientamento sessuale è un’attrazione sia sentimentale che sessuale, sperimentata verso persone di un determinato sesso. Pare sia influenzato da fattori di carattere biologico, psicologico e sociale. Nella formazione dell’orientamento sessuale concorrono genetica, fattori ormonali, condizioni psichiche, ambiente circostante.

Nel 1973 l’omosessualità è stata tolta dal Manuale dei Disturbi Mentali (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, dall’American Psychiatric Association) è stata riconosciuta la natura dell’omosessualità come ‘variante non patologica del comportamento sessuale’. L’omosessualità è “solo” uno dei possibili orientamenti sessuali di una persona.

Il fine della psicoterapia con persone omosessuali non è quello di uniformare il comportamento dei pazienti ad una qualsiasi variante della sessualità umana, ma sostenere la loro libertà e la loro autonomia nello sperimentare la propria sessualità, purché questo non procuri sofferenza e umiliazioni a sé o all’altro cui si entra in relazione, senza limitazioni della propria libertà e di quella altrui. È anche importante aiutare la famiglia a esplorare la fitta rete di pregiudizi e stereotipi negativi che spesso circondano le persone omosessuali per far fronte all’eventuale discriminazione del contesto sociale.

 

Disfunzione sessuale femminile: mancanza eccitazioneLe disfunzioni sessuali femminili

Disturbi dell’interesse e dell’eccitazione (comprende i disturbi che nella precedente edizione del manuale venivano classificati come disturbi del desiderio e i disturbi dell’eccitazione.)

Si caratterizza sia per un interesse sessuale assente o ridotto sia per un’assenza di pensieri o fantasie erotiche.  La donna non riesce a raggiungere e a mantenere, fino alla fine del rapporto sessuale, una lubrificazione adeguata. Questo renderà difficile, per esempio, iniziare un’attività sessuale o rispondere al tentativo del partner di iniziarla.

Vi è un’assenza di eccitazione e piacere sessuale, un’assenza di risposta agli stimoli sessuali, assenza di qualsiasi sensazione, genitale o non genitale, durante l’attività sessuale.  (CIT. DSM 5: Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi psichiatrici, APA 2013)

Tali condizioni devono protrarsi per un periodo di 6 mesi circa e devono essere sperimentati in quasi tutte o tutte le occasioni di attività sessuale (circa il 75% -100%).

Disturbi dell’orgasmo femminile

Consiste in un persistente o ricorrente ritardo, oppure assenza, dell’orgasmo, in una donna che presenti una fase normale di eccitamento, nell’ambito di un’attività sessuale che il clinico giudichi adeguata a livello di localizzazione, intensità e durata. Tale difficoltà deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa e deve essere sperimentata in quasi tutte o tutte le occasioni di attività sessuale (circa il 75% -100%).

Disturbi da dolore / penetrazione genito-pelvico (comprende i disturbi che nella precedente edizione del manuale venivano classificati come dispareunia e vaginismo.)

Si presenta come una difficoltà nella penetrazione vaginale,

un marcato dolore vulvo-vaginale durante la penetrazione o i tentativi di penetrazione, paura o ansia prima, durante o dopo la penetrazione, tensione muscolare durante i tentativi di penetrazione. (CIT. DSM 5: Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi psichiatrici, APA 2013)

Tale difficoltà deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa.

Le disfunzioni sessuali maschili

Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo

Si riscontra quando le fantasie sessuali e desiderio di attività sessuale sono carenti o assenti, in maniera persistente e ricorrente.
La valutazione di carenza o assenza viene determinata dal clinico, tenendo in considerazione tutti i fattori che influenzano il funzionamento sessuale, come ad esempio l’età e il contesto di vita del soggetto. La carenza o assenza, inoltre, deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa.

Disturbo dell’eiaculazione precoce

E’ descritto attraverso la presenza di una persistente o ricorrente eiaculazione che si verifichi durante i rapporti sessuali dopo circa 1 minuto dalla penetrazione e prima che l’individuo lo desideri, con la conseguente insoddisfazione sessuale di entrambi i partner. Tale difficoltà deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa e deve essere sperimentata in quasi tutte o tutte le occasioni di attività sessuale (circa il 75% / 100%).

Disturbo da eiaculazione ritardata (definito in precedenza ‘Disturbo dell’orgasmo maschile’)

Si può presentare come un persistente o ricorrente ritardo o, al contrario, come assenza dell’orgasmo, che nell’uomo coincide normalmente con l’eiaculazione. Tale difficoltà deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa e verificarsi in tutte o quasi tutte (circa il 75% / 100%) le occasioni di attività sessuale.

Disturbo erettile (impotenza)

Si manifesta, in alcuni casi, attraverso una marcata difficoltà a mantenere l’erezione durante l’attività sessuale; in altri casi attraverso una marcata difficoltà a mantenere l’erezione fino al completamento dell’attività sessuale; in altri casi ancora attraverso una marcata diminuzione nella rigidità dell’erezione. Tale difficoltà deve protrarsi per un periodo di 6 mesi circa e, almeno uno dei tre sintomi deve verificarsi in quasi tutte o tutte le occasioni di attività sessuale (circa il 75% / 100%).

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