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Il bambino che non mangia: cosa fare

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Quando nasce un bambino la gioia di diventare genitori è spesso accompagnata da una serie di preoccupazioni. Tra di esse quella che si presenta spesso in modo più preponderante è la paura che il bambino non mangi. Il bambino che non mangia è una condizione frequente e nei casi più gravi può portare a una mancata crescita ponderale del piccolo. Tali difficoltà possono presentarsi sin dai primi mesi di vita, ad esempio la madre può avere difficoltà ad allattare il neonato in quanto questo si addormenta o è eccessivamente attivo durante le poppate. In età successive, con lo svezzamento, la tavola può diventare un vero e proprio campo di battaglia, in cui all’offerta di cibo il bambino risponde serrando la bocca o voltandosi, portando il genitore a uno stato di frustrazione e preoccupazione per la salute del piccolo.
Ecco alcune indicazioni che possono essere utili con il bambino che non mangia:

1. Evviva, si mangia! L’alimentazione non è solo uno scambio di cibo, ma rappresenta un delle prime forme di interazione sociale e affettiva tra il bambino e la mamma. È necessario che esso diventi un momento piacevole per entrambi.

2. Tutti a tavola! Quando il bambino è più grande è importante mangiare tutti insieme. Gli adulti sono un esempio per i figli e un genitore che non mangia insegnerà implicitamente al piccolo che mangiare non è così importante. Al bambino viene concesso di alzarsi solo quando anche tutti gli altri hanno finito di mangiare.baby-bottles-100111_960_720

3. Evitare distrazioni. Evitare di utilizzare giochi, cellulari e cartoni animati per cercare di introdurre il cibo nella bocca del bambino. Il pasto deve essere un momento piacevole per sé stesso.

4. Incoraggiare l’alimentazione autonoma. Verso i nove mesi il bambino manifesta un emergente bisogno di autonomia e di padroneggiare le situazioni che viene espresso, ad esempio, attraverso il desiderio di mangiare da solo. Incoraggiare questo processo, senza ostacolarlo, promuove lo sviluppo di comportamenti alimentari adeguati ed evita che l’alimentazione diventi una vera e propria lotta per il controllo. Il genitore, ad esempio, prevede un seggiolone che consenta un adeguato movimento del piccolo e lascia un cucchiaio con il quale il bambino possa alimentarsi da solo.

5. L’alimentazione non è una performance. Lodare il bambino per la capacità di autoalimentazione, ma mantenere un atteggiamento neutrale sull’assunzione di cibo del vostro bambino. Non lodare o criticare il bambino per quanto o quanto poco mangia. L’alimentazione del vostro bambino non è una performance, ma deve essere regolata internamente dai bisogni fisiologici del piccolo.

 

Benny Kerzner, Kim Milano, William C. MacLean Jr, Glenn Berall, Sheela Stuart, Irene Chatoor (2015). A Practical Approach to Classifying and Managing Feeding Difficulties. Pediatrics.

Irene Chatoor (2010) Diagnosis and Treatment of Feeding Disorders in Infants, Toddlers, and Young Children.

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